domenica 30 luglio 2017

Unità d’Italia: Parlare non è sparare (di Lino Patruno).


Rilanciamo l’articolo del giornalista e saggista Lino Patruno pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 28 luglio 2017. Ma, prima conosciamo l'antefatto.

L'ANTEFATTO
I Consiglieri Regionali pugliesi del M5S invece di cavalcare l'onda sollevata dal lavoro di ricerca e divulgazione di anni dei Movimenti politici identitari (come ad esempio: Movimento Duosiciliano-MDS, PARLAMENTO DUE SICILIE-Parlamento del Sud, NeoBorbonici, ecc.) si sarebbero dovuti confrontare e dialogare, ma evidentemente piacciono le mezze misure, le mezze verità!.
Infatti, ne hanno seguito le "mosse" e le "strategie" a distanza di sicurezza tanto ché nei mesi scorsi, hanno presentato in diverse Regioni del Sud una mozione per l’istituzione del 13 febbraio come “Giornata della Memoria per le vittime meridionali del processo di Unità d’Italia”. 
Lo scorso 28 febbraio, il sen. Sergio Puglia (M5S) è intervenuto al Senato dichiarando che "...il tempo è maturo per fare una riflessione e analizzare cosa accadde alle popolazioni civili meridionali e quanto ancora ci costa nel presente. Nei testi scolastici si fa appena un accenno. Chiediamo solo la verità".
Invece, la mozione presentata in Puglia, a firma di Antonella Laricchia (candidata presidente e candidata consigliera regionale per il M5S nel 2015), è stata approvata a stragrande maggioranza dal Consiglio Regionale pugliese. La mozione impegna la Giunta regionale a "...indicare il 13 febbraio come giornata ufficiale in cui si possano commemorare i meridionali che perirono in occasione dell'Unità, nonché i relativi paesi rasi al suolo". 
La data del 13 febbraio, ricorda la caduta della piazzaforte di Gaeta nel 1861, dove i soldati napoletani assieme al re Francesco II di Borbone delle Due Sicilie alla moglie regina Maria Sofia, resistettero per 94 giorni al brutale e sanguinoso assedio piemontese.


L'ARTICOLO
Unità d’Italia: Parlare non è sparare
di Lino Patruno.

Non se ne deve parlare. Lo chiede una petizione firmata da una docente dell’università di Bari dopo la mozione del M5S per l’istituzione in Puglia, il 13 febbraio, della Giornata della Memoria per le vittime meridionali del processo di Unità d’Italia. La petizione on line si attende tre decisioni dal governatore Emiliano. Uno, bloccare l’iniziativa. Due, non finanziare alcuna pubblica celebrazione. Tre, non coinvolgere le scuole in alcun modo. Essendo una petizione, non è un ordine. Petizione di privati cittadini dopo che la mozione in consiglio regionale (a nome di tutti i cittadini) è stata approvata da tutti tranne quattro. E condivisa dallo stesso Emiliano. Ma la petizione giunge dopo che cinque autorevoli storici (sempre dell’università di Bari) avevano definito “operazione neoborbonica” la mozione. 
Preoccupati che si possa dire agli studenti che il Mezzogiorno è arretrato per colpa dell’unificazione. E che il brigantaggio è stato qualcosa di diverso dai sanfedisti del cardinale Ruffo contro i giacobini. Perché tutto questo sarebbe propaggine estrema di un meridionalismo “piagnone” e rivendicazionista. Francamente (concludono) un epilogo del meridionalismo storico “forse prevedibile”, ma del quale c’è poco da rallegrarsi. Se questo epilogo del meridionalismo storico (dalle mille facce, peraltro) era “forse prevedibile”, ci si chiede perché i nostri storici non siano intervenuti prima che diventasse grande. Raccontando in modo convincente una verità che evidentemente è messa in discussione. E chiedendosi perché lo è. Fino al punto che si istituisce una Giornata della Memoria che, oltre che commemorare, si propone di mettere appunto in discussione. Cioè discutere quanto era considerato indiscutibile, e indiscusso: il modo in cui si è fatta l’Unità d’Italia. Non di negarla.
I nostri docenti sanno bene che oggi i dogmi fanno venire l’orticaria anche a un papa Francesco. E che il tempo ha scalfito (senza che i Borbone c’entrassero nulla) altri dogmi. Quello della Resistenza, per dire, che fra l’altro è un secondo mito fondativo d’Italia dopo l’Unità, una Rifondazione. 
Tema sul quale il silenzio doveva impedire che emergessero risvolti di latente guerra civile pur per una sacra lotta che ci ha restituito alla democrazia e alla civiltà dopo il fascismo. Poi è venuto fuori un Giampaolo Pansa a parlarci del sangue dei vinti (l’eccidio dei fascisti) cui si è risposto stalinisticamente demonizzandolo. E figuriamoci quando ha parlato del sangue fra i vincitori, l’eliminazione di concorrenti scomodi per il futuro comunista che sognavano di imporre.
No, non si doveva parlare delle foibe, la pulizia etnica con la quale i partigiani jugoslavi di Tito regolarono a modo loro i conti con gli italiani considerati compromessi col regime. Cinquemila buttati nelle fosse. E per i quali si è istituito un Giorno del Ricordo oltre 60 anni dopo. Perché per tutto quel tempo gli storici che decidono ciò di cui si deve parlare o no avevano deciso che non se ne parlasse. Come ancòra non si parla delle centinaia di migliaia di italiani non solo deportati dalle terre dalmate-istriane ma accolti a sputi ovunque nel loro stesso Paese.
No, non si doveva parlare di Mussolini e di quel rapporto con gli italiani inizialmente più sentimentale che fra dittatore e sottomessi. E Renzo De Felice doveva chiamarsi Renzo De Felice perché non finisse dietro la lavagna in università nelle quali, più che aria, si respirava egemonia di sinistra. Magari, chissà, non si doveva parlare dell’Olocausto, e che pacchia sarebbe stata per chi continua a dire che è tutta una bufala. Non si doveva parlare, chissà, della pedofilia nella chiesa, e non se ne è parlato finché non è scoppiata fra i piedi di una chiesa cui neanche il suddetto Francesco riesce a raddrizzare la testa. E chissà, non si doveva parlare del patto Stato-mafia, delegato alla solita magistratura da una politica che mette la polvere sotto il tappeto come a volte gli storici.
E quanto alla temuta incursione nelle aule, è stato un Galli della Loggia a dire con sconcerto che ormai è sempre diffusa nelle scuole del Sud la convinzione che sull’Unità non l’hanno raccontata tutta. Allora gli storici si degnino di accompagnarsi con i loro critici nelle scuole, invece di lanciare i “niet”. Per parlare, non per tacere. Per spiegare ai ragazzi del Sud perché devono ancora emigrare. Anche se c’è chi dice, basta, raccontiamo il Sud in altro modo, come comunque si fa. E se poi si accusa Emiliano di volere con l’operazione “politica” del 13 febbraio raggiungere il senso comune del suo “popolo”, cosa fanno contro questo senso comune: proibiscono e basta?
La Lega Nord è nata in Italia nel silenzio assordante degli storici, e non solo, meridionali. E la storia (non meno della chimica o della fisica o della medicina) si basa sull’evoluzione delle conoscenze, non sull’immobilismo dogmatico. Che allora sarebbe solo potere. No, non si abbia paura.


LINKS DI APPROFONDIMENTO


lunedì 24 luglio 2017

13 Febbraio 1861: pro e contro


PARTE 1, Gazzetta del Mezzogiorno del 08/08/2017
PARTE 2, Gazzetta del Mezzogiorno del 08/08/2017
PARTE 3, Gazzetta del Mezzogiorno del 08/08/2017
Gazzetta del Mezzogiorno del 02/08/2017

venerdì 30 giugno 2017

Manifestazioni pubbliche. Indicazioni di carattere tecnico in merito a misure di safety


Rilanciamo l'articolo pubblicato sul blog di FILCANTIERI.

La circolare del Ministero dell’Interno U.0011464 del 19/06/2017 emanata dal Dipartimento Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, completa il quadro delle disposizioni adottate dopo la calca causata nel centro di Torino da un falso allarme terrorismo durante la proiezione su maxischermo di una finale di calcio cui prendeva parte la Juventus. 

Pertanto, qualsiasi genere di manifestazione pubblica prevista (culturale, musicale, di intrattenimento, sportivo, di protesta, anche di carattere religioso o politico…eccetera, eccetera), dovrà essere attentamente valutata dai Sindaci, che devono coordinarsi con il soggetto Organizzatore e le Forze dell’Ordineper prevenire situazioni di sovraffollamento, particolarmente rischiose per la safety (dispositivi e misure strutturali a salvaguardia dell'incolumità delle persone). 

La circolare dispone, che dovranno essere accertate le seguenti "imprescindibili" condizioni di sicurezza: 
- Capienza delle aree di svolgimento dell'evento, valutando il massimo affollamento possibile;
- Percorsi separati di accesso all'area e di deflusso del pubblico, con indicazione dei varchi; 
Piani di emergenza e di evacuazione, anche con l'approntamento di mezzi antincendio; 
Suddivisione in settori dell'area di affollamento, in relazione all'estensione della stessa con previsioni di corridoi per gli interventi di soccorso in emergenza; 
- Piano di impiego, a cura dell'Organizzazione, di un adeguato numero di Operatori (Stewards) formati con compiti di accoglienza, instradamento, regolamentazione dei flussi anche in caso di evacuazione; 
Spazi di soccorso, raggiungibili dai mezzi di assistenza, riservati alla loro sosta e manovra; 
Spazi e servizi di supporto accessori; 
Previsione, a cura della componente dell'emergenza ed urgenza sanitaria, di un'adeguata Assistenza Sanitaria; 
Presenza di impianto di diffusione sonora e/o visiva, per gli avvisi al pubblico; 
- Possibile divieto di vendita di alcolici e altre bevande in bottiglie di vetro.

L'analisi e la valutazione va poi effettuata dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, che potrà sempre imporre ulteriori precauzioni, col supporto della Polizia Locale e dei Vigili del Fuoco per i dettagli. 

Tale circolare, va ad integrare la precedente circolare n° 555/oP/0001991/2017/1 del 7 giugno 2017, nella quale sono state fornite indicazioni sui servizi di ordine e sicurezza pubblica (security). 

Per completezza, si evidenzia che in precedenza il Ministero dell'Interno, con la circolare 557/PASU/005089/13500 A(8) del 14 marzo 2013, con riferimento alle "feste tradizionali e altre manifestazioni aperte al pubblico, anche a carattere religioso o politico, nell'ambito dei quali vengono organizzati concerti o altre forme di spettacolo o trattenimento", aveva precisato che "in presenza di allestimenti che siano suscettibili di esporre a rischi potenziali per la pubblica incolumità e per l'igiene, a causa dell'entità prevista dell'affluenza di pubblico, creando uno spazio sufficientemente definito, sono da ritenere necessari la licenza di cui all'art. 68 del TULPS e la verifica tecnica preventiva della competente Commissione di Vigilanza, indipendentemente o meno dalla presenza di strutture destinate agli spettatori", disposizioni già note ai soggetti Organizzatori, che presentano ai vari Comandi di Polizia Locale, la Domanda di Autorizzazione per Pubblico Spettacolo/Trattenimento all'aperto (artt. 68-69 TULPS) in marca da bollo. 

ALCUNE NOTE DOLENTI:
- Dal Piemonte alla Sicilia "le molte e variegate manifestazioni, già programmate, sono state annullate perché mancanti di garanzie sufficienti, in materia di Safety e di Security integrate";
- Sindaci e soggetti Organizzatori sono disposti a voler realizzare "manifestazioni pubbliche" ed assumersi, ulteriori, responsabilità civili e penali, per l'inosservanza delle suddette nuove e "rigorose" disposizioni governative? 
- Le Amministrazioni Locali ed i soggetti Organizzatori avranno predisposto, nei loro bilanci, fondi/risorse economiche supplementari a copertura di tali disposizioni governative, per la buona riuscita di ogni singola "manifestazione pubblica"?

giovedì 2 febbraio 2017

Nota storica di Nicola Zitara (2).


«Cavour non fu un patriota del tipo Pellico ed Inno di Mameli, ma un uomo dinamico, certamente colto, ma non di una cultura umanistica all'italiana, tipo Alfieri, Balbo, Gioberti...
Era uno che amava rischiare. 
Come tutti i torinesi ricchi aveva una formazione francese e un solido parentado elvetico. È noto che essendo di madrelingua francese, per mettersi in politica, l'italiano lo dovette imparare. È anche noto che era il comproprietario di un feudo-tenuta che si scrive e si legge in francese.
Molto ricco, curioso, intraprendente, sicuro di sé, conosceva di Parigi i luoghi che contavano, non certo le banlieu, e a Parigi si fermò a giocare in Borsa. 
Perdendo, purtroppo. 
Perché, se avesse vinto, l'Italia di oggi avrebbe una diversa classe dirigente.
Visitò Londra e anche Edimburgo, capitale della massoneria. Non girò l'Italia come Massimo d'Azeglio. Anzi, non la conosceva affatto.
Non fu mai a Palermo e a Napoli, non vide mai Roma, che voleva come capitale d'Italia al solo scopo di non lasciare spazi all'azione di Mazzini e dei repubblicani; non andò mai a Venezia, che pure cercò arditamente di portare nei confini sabaudi.
Solo una volta fu a Firenze, per sbrigare un affare di governo, e forse due volte a Milano, per lo stesso motivo».

Nicola Zitara (fu scrittore e giornalista calabrese). 

lunedì 2 gennaio 2017

Nota storica di Nicola Zitara (1).


«In verità la storia patria, quella che si legge sui libri degli storiografi italiani, è una sequela di falsità e omissioni.  Pensate, per fare solo un’altro esempio, che tra il 1868 e il 1890, il governo del re Savoia dovette ricostruire interamente la flotta distrutta dagli austriaci nella Battaglia di Lissa. Voleva farlo a Sampierdarena (GE), ma gli ingegneri (per esempio il milanese Giuseppe Colombo) chiarirono che solo a Castellammare di Stabia (NA) c’erano attrezzature e maestranze capaci di simile impresa. Da Castellammare uscì la flotta più moderna del mondo. 
Bene, Castellammare fu subito liquidata e l’Italia s’impegnò a costruire La Spezia. Un borgo di 3.000 abitanti, già al Censimento del 1901 ne contava più di centomila. 
Questa è l’Italia. 
Un elemento fondamentale del programma di Cavour fu l’intento, consapevole e deliberato, di liquidare il Sud economicamente e asservirlo culturalmente al Nord. Concepito e messo in opera da lui stesso, il progetto fu portato a una prima conclusione dalla Destra Storica, proseguito poi da Depretis, Cairoli, Crispi e Giolitti, quindi ancora da Mussolini, De Gasperi ed Einaudi. Forse Fanfani e Nenni avrebbero voluto cambiare rotta, ma la Confindustria e i sindacati – avallati dal Pci, La Malfa e De Martino – li bloccarono. 
Ne consegue, che siamo ancora una non-nazione. Il Sud, da quando il Nord lo ha conquistato, è stato squalificato sia nell’immagine che nella capacità produttiva. I padani, per svilupparsi, volevano un popolo di iloti, e lo hanno avuto. Hanno regalato ai ricchi le terre della Chiesa e il Demanio pubblico, hanno prezzolato i politicanti, hanno scatenato il clientelismo, hanno inaugurato il notabilato, hanno escogitato l’assistenzialismo, hanno governato simultaneamente coi Carabinieri e con la Mafia. E coi partiti e i sindacati nazionali hanno falsificato lo scontro politico. 
Il Meridione è oggi un paese che si identifica solo per negazione. I meridionali sono italiani negati dalla stessa Italia. 
L’obiettivo, tuttavia, non è la rivalutazione dei Borbone. Il problema è un altro: far sapere finalmente a tutti, e in primo luogo agli stessi meridionali, sui frutti di quali saccheggi e razzie piemontesi e nordiste è stata edificata l’Italia. Su quali costi vivi, a carico del popolo meridionale, essa va avanti prosperosamente. A spese di chi si europeizza e si eurizza».

Nicola Zitara (fu scrittore e giornalista calabrese). 

martedì 13 dicembre 2016

Commemorazione del 180° Anniversario (1836) della costruzione del “Ponte su Lama Monachile” a Polignano a Mare (BA).


PROGRAMMA:
11/12/2016 - ore 12:00
Commemorazione del 180° Anniversario (1836) della costruzione del “Ponte su Lama Monachile” a Polignano a Mare (BA), per volontà del sovrano Ferdinando II di Borbone. 

11/12/2016 - ore 10:00
Partecipazione alla Santa Messa delle bandiere borboniche celebrata da S.A.R. il Reverendo Principe Don Alessandro E. di Borbone delle Due Sicilie, Polignano a mare (BA). 

10/12/2016 - ore 19:00
Accoglienza presso la sede generale della Direzione e Segreteria politica di MDS di S.A.R. il Reverendo Principe Don Alessandro E. di Borbone delle Due Sicilie, (BARI). 








lunedì 13 giugno 2016

Nomina del Segretario politico cittadino di Valenzano (BA)




Valenzano (BA), 12 Giugno 2016. - Durante la riunione del Movimento Duosiciliano - MDS tenutasi presso la sede generale della Direzione e Segreteria politica di Bari è stato eletto con voto unanime Michele Filipponio (consulente, imprenditore), già componente del Comitato Politico, primo Segretario politico cittadino di Valenzano (BA).

Nota della Direzione politica e Segreteria generale di MDS:

«Si conferisce l'incarico di Segretario cittadino del Movimento Duosiciliano per la città di Valenzano (BA), al sig. Michele Filipponio, già componente del Comitato Politico dello scrivente Movimento. 
Il sig. Michele Filipponio, nei suoi poteri, può interagire a Valenzano, in nome e per conto dell'MDS, con le forze politiche ivi rappresentate, con le Istituzioni e gli Enti Locali, con le attività imprenditoriali, con le categorie del lavoro e coi semplici cittadini».  
Michele LADISA 
(Segretario generale di MDS)


Di seguito pubblichiamo la sintesi di pensiero, del neo-segretario politico cittadino, sui fatti e disfatti del Mezzogiorno d'Italia:

«A scuola i libri scolastici mi hanno insegnato che il Mezzogiorno d'Italia (Sud o Meridione) era pieno di analfabeti e briganti (delinquenti), e per questo bisognava invaderlo senza dichiarare guerra, per portare ordine, progresso civile ed industriale. 
Trent'anni dopo, scopro che il Regno delle Due Sicilie (ex-Regno di Napoli + ex-Regno di Sicilia; ex-Magna Grecia), che ha regnato tra il 1130 ed il 1861, prima dell'Unità d'Italia era la Terza Potenza Mondiale industriale e militare, realizzando 99 Primati Mondiali, Europei ed Italiani (primati documentati negli Archivi di Stato di Napoli - Sezione Archivio Borbonico).
Un Regno invidiato dalla Francia (2ª Potenza mondiale) ed Inghilterra (1ª Potenza mondiale), sotto tutti gli aspetti politici, militari ed economici (ad esempio: l'egemonia dei traffici commerciali con gli Stati del Mar Mediterraneo e l'Oriente, etc.).
Allora, mi sono chiesto: 
- Come mai succede (accade) tutto questo in Italia? 
- Allora è vera l'affermazione "la Storia viene scritta dai vinti e non dai vincitori!"
- Perché gli Italiani devono studiare, conoscere e commemorare, soprattutto fatti e misfatti del RISORGIMENTO e della RESISTENZA? 
- Perché pochi sanno che la CORSICA e MALTA erano territori italiani e cedute per debiti e rivalità geopolitiche ai francesi ed inglesi?
- Perché non si risolve, una volta e per sempre, la nota Questione Meridionale? etc. etc.
La risposta è semplice ed inequivocabile...Togliere (privare) di identità, dignità e memoria storica un popolo (quello meridionale) pacifico, cattolico e cosmopolita, significa ucciderlo due volte, nel cuore e nella mente, nel corpo e nell'anima!».

Michele FILIPPONIO

(Segretario politico cittadino di Valenzano; Membro del Comitato Politico di MDS)