
«In verità la storia
patria, quella che si legge sui libri degli storiografi italiani, è una sequela
di falsità e omissioni. Pensate,
per fare solo un’altro esempio, che tra il 1868 e il 1890, il governo del re
Savoia dovette ricostruire interamente la flotta distrutta dagli austriaci
nella Battaglia di Lissa. Voleva farlo a Sampierdarena (GE), ma gli ingegneri
(per esempio il milanese Giuseppe Colombo) chiarirono che solo a Castellammare
di Stabia (NA) c’erano attrezzature e maestranze capaci di simile impresa. Da
Castellammare uscì la flotta più moderna del mondo.
Bene, Castellammare fu
subito liquidata e l’Italia s’impegnò a costruire La Spezia. Un borgo di 3.000 abitanti, già al Censimento
del 1901 ne contava più di centomila.
Questa è l’Italia.
Un elemento fondamentale del programma di
Cavour fu l’intento, consapevole e deliberato, di liquidare il Sud
economicamente e asservirlo culturalmente al Nord. Concepito e messo in opera
da lui stesso, il progetto fu portato a una prima conclusione dalla Destra
Storica, proseguito poi da Depretis, Cairoli, Crispi e Giolitti, quindi ancora
da Mussolini, De Gasperi ed Einaudi. Forse Fanfani e Nenni avrebbero voluto
cambiare rotta, ma la Confindustria e i sindacati – avallati dal Pci, La Malfa
e De Martino – li bloccarono.
Ne
consegue, che siamo ancora una non-nazione. Il Sud, da quando il Nord lo ha
conquistato, è stato squalificato sia nell’immagine che nella capacità
produttiva. I padani, per svilupparsi, volevano un popolo di iloti, e lo hanno
avuto. Hanno regalato ai ricchi le terre della Chiesa e il Demanio pubblico,
hanno prezzolato i politicanti, hanno scatenato il clientelismo, hanno
inaugurato il notabilato, hanno escogitato l’assistenzialismo, hanno governato
simultaneamente coi Carabinieri e con la Mafia. E coi partiti e i sindacati
nazionali hanno falsificato lo scontro politico.
Il Meridione è oggi un paese
che si identifica solo per negazione. I meridionali sono italiani negati dalla
stessa Italia.
L’obiettivo, tuttavia, non è la rivalutazione dei Borbone. Il
problema è un altro: far sapere finalmente a tutti, e in primo luogo agli
stessi meridionali, sui frutti di quali saccheggi e razzie piemontesi e
nordiste è stata edificata l’Italia. Su quali costi vivi, a carico del popolo
meridionale, essa va avanti prosperosamente. A spese di chi si europeizza e si
eurizza».
Nicola Zitara (fu scrittore e giornalista calabrese).